martedì 21 marzo 2023

La bufala nucleare sull'uranio impoverito, sempre la stessa

 


Spiace dover constatare come anche una testata giornalistica seria come il Fatto Quotidiano si lasci andare, addirittura nelle home page del suo sito, quindi in condizioni di massima visibilità, a titoli che in termini di veridicità stanno a metà tra il terrapiattismo e la vera e propria mistificazione mediatica: le "bombe" all'uranio impoverito, semplicemente, non esistono e non potranno mai esistere come ordigni progettati per esplodere (che è appunto la definizione di bomba) poiché l'uranio impoverito è una sostanza inerte e non un esplosivo.



Certo, poi nell'articolo a cui rimanda il link si parla, più correttamente, non di "bombe" ma di "proiettili anticarro perforanti" non rinunciando tuttavia a introdurre un altro elemento di pura mistificazione sottolineando che l'uranio impoverito sarebbe una "sostanza radioattiva", affermazione che, se viene utilizzata per descrivere il concetto di radioattività come comunemente lo intendiamo associandolo alla pericolosità per la salute umana, è completamente destituita di fondamento come sa perfettamente chiunque possegga qualche elementare nozione di chimica.
In realtà il livello di radioattività dell'uranio impoverito è estremamente basso, pari a quello di qualsiasi altro metallo con cui veniamo normalmente a contatto ogni giorno, e non comporta alcun rischio di contaminazione da radionuclidi su organismi viventi animali o vegetali.
Qualcuno potrebbe eccepire che questi sono solo tecnicismi.
Non è così.
La veicolazione mediatica di un determinato messaggio, come nel caso evidenziato, rappresenta un esempio di manipolazione dell'opinione pubblica attraverso un elemento falso, fuorviante e completamente privo di rigore scientifico, che provoca nel lettore non informato l'inevitabile e istintiva reazione allarmata che si verifica ogni volta che vengono pronunciate le parole "uranio" e "radioattività".
Questa reazione, che non di rado si trasforma in rabbia, panico o persino isteria collettiva, viene ulteriormente amplificata nell'articolo anche dall'accenno alla dichiarazione del ministro della Difesa della Federazione Russa secondo cui tutto questo non farebbe che innalzare un rischio di guerra nucleare ormai "a pochi passi". Affermazione di chiaro ed evidente contenuto esclusivamente propagandistico, che non deve nemmeno sorprendere più di tanto in considerazione del fatto che ormai al Cremlino sembrano aver fatto un vero e proprio abbonamento alle minacce di ritorsioni nucleari, paventate una settimana sì e l'altra pure ad esclusivo uso e consumo dell'opinione pubblica occidentale.
Solo propaganda, e da quattro soldi.
E adesso per chiudere il cerchio non ci resta da fare altro che attendere trepidanti i prevedibili strali di Alessandro Orsini, che sicuramente non tradirà le nostre aspettative.

Ma torniamo al famoso uranio impoverito, che da tempo viene utilizzato come componente di penetrazione di determinati proiettili perforanti a energia cinetica: i rischi per la salute del suo utilizzo sono esattamente gli stessi che sono a carico di altri metalli estremamente densi, come per esempio il tungsteno. Nel momento in cui un proiettile di questo tipo colpisce una corazza si verifica una violenta e rapidissima trasformazione di energia cinetica in energia termica che, se da una parte provoca la perforazione della corazza, comporta come effetto secondario una finissima nebulizzazione di particelle di uranio le quali, se inalate da persone che si trovano nelle immediate vicinanze dell'impatto, possono andare a depositarsi negli alveoli polmonari e produrre effetti di lungo periodo anche molto nocivi per l'organismo, più o meno come avviene, per fare un esempio, quando vengono ingerite fibre di amianto, cosa che può provocare l'asbestosi o il mortale mesotelioma.
Per questa ragione, e SOLO per questa ragione, è prudente rimanere il più possibile a distanza dal punto di impatto di un proiettile perforante, che sia ad uranio impoverito o a tungsteno, almeno sino a quando le polveri sottili da esso generate non si saranno disperse al suolo o nell'aria, come del resto anche l'articolo del Fatto Quotidiano spiega chiaramente nella sua parte finale.
Ma tutto questo con la radioattività e con le armi nucleari non c'entra assolutamente niente.
E lo sanno benissimo anche a Mosca.
Del resto, non crederete mica che i cannoni russi non utilizzino anch'essi proiettili perforanti a uranio impoverito, vero? 😉

lunedì 27 febbraio 2023

Un anno di guerra in Ucraina, Europa

                   


[fonte: www.fanpage.it]

8 milioni di profughi accolti in altre nazioni europee.
6 milioni di sfollati in fuga dalle zone di guerra.
Centinaia di migliaia di morti, dispersi, feriti e mutilati fra civili e militari.
Città devastate, villaggi rasi al suolo, campi fino a ieri fertili contaminati dalle mine disseminate dai militari di entrambi gli eserciti, infrastrutture civili distrutte, danni economici incalcolabili.


Questo è il bilancio attuale di un anno di guerra nel cuore d'Europa e viene naturale chiedersi il perché di questo scempio, ma prima di interrogarsi sulle responsabilità di questa tragedia è necessario cercare di fermarla il più presto possibile.

I negazionisti che ancora oggi sostengono la tesi che la Russia non può far altro che "vincere la guerra" dovrebbero riflettere sulle catastrofiche perdite inflitte agli invasori sin dall'inizio del conflitto dall'esercito ucraino (che da anni si addestrava con l'ausilio di istruttori occidentali) e dalle locali milizie territoriali (composte essenzialmente da riservisti il cui addestramento secondo le dottrine NATO è stato curato dai nostri Carabinieri).
Questa resistenza, che ha immediatamente potuto contare sul determinante supporto di intelligence della NATO, è comunque costata perdite terribili anche ai difensori fino a quando la mobilitazione messa in atto da Kiev non ha consentito di riequilibrare la situazione sostituendo le milizie territoriali con personale di leva motivato, ben addestrato e ben equipaggiato con materiali e armamenti giunti dalla NATO.
L'esercito russo, di contro, che il 24 febbraio 2022 era composto soprattutto da personale professionista altamente qualificato e ben addestrato, non ha potuto compensare le gravissime perdite iniziali immettendo nuovo personale di pari livello, non disponendo - come qualsiasi esercito organizzato su base professionale - di un sistema di reclutamento e di mobilitazione su vasta scala efficiente e organizzato come quello di una nazione le cui forze armate sono basate su personale di leva.
Tutto questo ha progressivamente ribaltato i rapporti di forza sino a portare i militari ucraini a un livello qualitativo complessivamente molto superiore a quello dei loro avversari russi, che ormai non sono più in grado di svolgere operazioni di alto livello di complessità tattica salvo che con le poche unità d'elìte sopravvissute alla mattanza iniziale.
Dal punto di vista logistico, si sono palesate nel dispositivo militare russo le debolezze già risapute riguardanti l'estrema carenza di veicoli di supporto che, basando unicamente sul sistema ferroviario tutti i rifornimenti, costringe le forze armate a operare solo nelle vicinanze degli snodi ferroviari e consente di dispiegare su un singolo teatro operativo non più di 180-200.000 uomini, quantità all'incirca corrispondente alla forza d'invasione schierata all'inizio della guerra.
Dal punto di vista tecnologico, l'unica branca dell'esercito russo dimostratosi abbastanza efficace è stata l'artiglieria quando utilizzata in modo massiccio e indiscriminato come prevede la dottrina di derivazione sovietica. Tuttavia essa si è rivelata del tutto inadeguata nel fuoco di controbatteria e nel bombardamento di precisione, settori in cui gli ucraini hanno potuto avvantaggiarsi delle più avanzate tecnologie ISR messe a disposizione della NATO e di sistemi di precisione (obici M777 con munizionamento a guida GPS, lanciarazzi Himars e MLRS, semoventi Caesar e Pzh2000).
Anche il supporto aereo russo si è dimostrato estremamente deficitario per la mancanza di armamenti missilistici aria-terra dotati di sistemi di guida satellitare di precisione dei bersagli (il Glonass non è nemmeno lontanamente paragonabile al GPS) e per l'incapacità di svolgere missioni SEAD per eliminare la contraerea nemica: questo, in particolare, ha portato a una vera strage di elicotteri e all'utilizzo anche di costosissimi e modernissimi cacciabombardieri ognitempo in infruttuose missioni di attacco a bassa quota con bombe non guidate, missioni rese peraltro estremamente pericolose dai manpads ucraini.
Sempre in tema di armamenti è da rilevare, con buona pace degli strateghi de noartri (gli ineffabili Mini e Orsini), che l'Occidente ha calibrato in maniera perfetta le tempistiche per la messa a disposizione dei sistemi d'arma di volta in volta necessari per sopperire alle necessità del momento da parte ucraina: il primo assetto fornito, come già detto, è stato il supporto di intelligence tramite aerei, droni e satelliti, che ha sistematicamente messo gli ucraini in grado di conoscere quasi in tempo reale tutte le mosse del nemico, possibilità di cui i russi non dispongono. Poi, per contrastare le colonne corazzate e gli elicotteri, sono arrivati gli obici di artiglieria, i missili Javelin e i manpads Stinger.
Successivamente, quando il fronte si è stabilizzato, per battere le trincee e le retrovie logistiche russe sono giunti i droni Bayraktar e i lanciarazzi Himars che hanno costretto i russi ad arretrare oltre la loro portata i depositi di carburante e di munizioni, rendendo ancora più problematici i rifornimenti al fronte.
E' quindi del tutto esatto affermare che Javelin, Himars e Stinger hanno "cambiato il corso della guerra", poiché senza questi sistemi l'Ucraina probabilmente non avrebbe potuto contrastare l'invasione russa, con buona pace degli esperti de noartri (gli ineffabili Vauro, Travaglio e di Battista, che farebbero bene a parlare delle cose che conoscono invece di quelle di cui non sanno nulla).
Il successivo step (che peraltro si sta già attuando) di forniture militari occidentali all'Ucraina è l'arrivo di carri armati moderni, di veicoli corazzati per la fanteria e di aerei da combattimento, che hanno lo scopo di mettere l'Ucraina in grado di passare da un atteggiamento puramente difensivo, come è sempre stato finora, alla capacità operativa di programmare e mettere in atto una offensiva finalizzata alla riconquista dei territori ucraini occupati dai russi e alla negazione di quello che è sempre stato l'obiettivo strategico minimo del Cremlino: la costituzione sul terreno ucraino di uno stabile collegamento terrestre fra i territori della madrepatria e la Crimea. Anche in questo senso, a condizione che arrivino mezzi in quantità sufficiente e che gli ucraini sappiano farne buon uso, tali forniture si riveleranno probabilmente "decisive" (sempre con buona pace di Orsini & friends) per le sorti del conflitto poiché sarà proprio in base al risultato, quale che sia, di questa offensiva che si determineranno le condizioni di rispettivo vantaggio/svantaggio a partire dalle quali le due parti potranno finalmente sedersi a trattare la fine delle ostilità.
Ci troviamo quindi di fronte a una situazione complessiva in cui il pallino è per buona parte in mano all'Occidente: più aiuti militari continueranno ad arrivare a Kiev e più alte saranno le probabilità ucraine di potersi sedere al tavolo negoziale in posizione di vantaggio contrattuale rispetto alla controparte russa.
E poiché tutto questo è perfettamente noto a Mosca, la reazione russa si sta già da tempo concretizzando in due direzioni: quella militare, attraverso operazioni di pressione sul fronte caldo del Donbass tendenti a logorare il più possibile le attuali risorse ucraine in termini di uomini e mezzi e impedire che con il sopraggiungere dell'estate Kiev possa disporre della massa critica necessaria per passare all'offensiva, e quella politica, attraverso una costante e diffusa opera di propaganda e di disinformazione condotta attraverso soggetti consapevoli o inconsapevoli (vero, Di Battista?) tendente a far crollare il consenso dell'opinione pubblica europea nei confronti della politica occidentale di supporto militare all'Ucraina e di sanzioni commerciali alla Russia negandone l'efficacia.
In termini di sanzioni, è da rilevare come questo strumento sia per sua natura produttivo di effetti reali solo nel medio/lungo periodo se lo si intende come mezzo per ottenere una crisi complessiva del sistema economico che si intende colpire, mentre può avere efficacia immediata solo in determinati e specifici settori dell'apparato produttivo. Nel caso in questione l'obiettivo di breve periodo è costituito dal mettere in crisi le capacità produttive del comparto industriale militare russo attraverso la cessazione della fornitura di componenti e sistemi elettronici necessari per lo sforzo bellico che la Russia non è in grado di produrre autonomamente o di reperire in quantità e qualità sufficienti da fonti alternative sul mercato internazionale: tutto questo sta effettivamente avvenendo, e le conseguenze reali delle sanzioni sono funzione diretta di quanto ampie siano le scorte di tali materiali strategici che la Russia abbia già immagazzinato prima dell'avvio delle sanzioni e in previsione di esse.
Per quanto riguarda invece il fattore propagandistico, atteso che né in Ucraina né in Russia ci si può aspettare che i media possano essere liberi di remare in qualche modo contro i rispettivi governi e le posizioni politiche delle loro leadership, non si può non prendere atto del disastroso comportamento dei media occidentali, che nella maggior parte dei casi hanno scelto di fare da acritico e demagogico megafono alle posizioni preconcette che possiamo definire "no-war" oppure "no-pax"  espresse da pacifisti a oltranza e da bellicisti per partito preso. Abbiamo assistito quindi a una lunghissima sequela di surreali dichiarazioni di anchor-men o presunti tali che hanno prefigurato la "necessità di bloccare i russi in Ucraina per evitare che possano giungere fino a Lisbona" (vero, Severgnini?) oppure, al contrario, che "la Russia non può perdere perché ha le bombe atomiche a sua disposizione" (vero, Orsini?), mentre le poche voci dimostratesi capaci di rimanere ragionevolmente imparziali restano reperibili esclusivamente al di fuori dei tradizionali canali mainstream e non possiamo purtroppo aspettarci che tale deprecabile situazione dell'informazione possa migliorare alla cessazione delle ostilità.
Come sempre, la prima delle tante, troppe vittime di di ogni guerra è la verità.
Tuttavia, qualche punto fermo può essere comunque fissato.
Prima di tutto, è necessario ribadire che qualsiasi antefatto politico dell'invasione russa non può in alcun modo essere chiamato in causa come alibi da nessuna delle parti in causa: molti commentatori hanno fatto riferimento alla mancata realizzazione degli accordi di Minsk come diretto casus belli per la guerra civile in Donbass, il che è oggettivamente vero essendo tali accordi solo un tappeto sotto al quale l'Occidente ha cercato di buttare la polvere dei rancori etnici in quella regione, ma gli stessi commentatori evitano accuratamente di ricordare che questi rancori sono stati innescati direttamente da Mosca, contemporaneamente all'invasione russa della Crimea, in una regione che fino a quel momento non aveva dato alcun segno di tensioni o di particolari contrapposizioni sociali.
Altro racconto equivoco è quello della "minaccia costituita dall'espansione NATO a est" nonostante le promesse fatte in passato di non portare l'Alleanza Atlantica al di là dei confini esistenti dopo il crollo del Patto di Varsavia: anche questo è vero, ma è altrettanto vero che si trattava di promesse alle quali al momento entrambe le parti erano interessate a credere per ragioni di politica interna spicciola ed è parimenti vero che le stesse parti erano perfettamente consapevoli della totale mancanza di valore pratico di tali impegni nel lungo periodo, attero che l'unico punto fermo e non discutibile della questione è e resta comunque il fatto che la NATO non ha alcun interesse a rappresentare una minaccia per la Federazione Russa. Il punto di vista di tutto l'Occidente è che la Russia, in quanto potenza nucleare di primo livello, debba continuare in ogni caso a mantenere invariata la sua stabilità politica sulla scena internazionale. Questa visione ha sempre costituito il presupposto fondamentale delle modalità attraverso le quali si è sviluppato il supporto politico e militare occidentale all'Ucraina e spiega l'attenta e chirurgica gradualità con cui tale supporto è stato messo in atto evitando accuratamente di creare le condizioni per determinare al Cremlino una crisi di leadership e un possibile conseguente vuoto di potere che potrebbe portare a conseguenze non prevedibili, non desiderabili e, soprattutto, non controllabili e non reversibili.
Resta comunque il punto realmente critico di questa strategia politica, costituito dall'impatto pesantemente negativo sull'economia europea della guerra in Ucraina, della conseguente crisi delle relazioni politiche con Mosca e dai danni collaterali inevitabilmente indotti sui mercati europei dalle sanzioni nei confronti della Russia. Se negli Stati Uniti il conflitto ucraino non ha avuto alcuna seria ripercussione economica, essendo l'import-export con la Russia irrilevante, ben altro si deve dire delle economie europee già messe in ginocchio in molti comparti prima dalla pandemia e poi dalle speculazioni sul mercato energetico internazionale conseguenti alla pandemia stessa e antecedenti alla guerra. La perdita del mercato russo in termini di interscambio commerciale fra materie prime e prodotti finiti ha pesato e continuerà a pesare a lungo su molte economie europee, Germania e Italia in primis, le quali si erano imprudentemente legate a Mosca per quanto riguarda l'approvvigionamento energetico perdendo di vista una visione strategica che avrebbe consigliato una maggiore diversificazione di tali fonti. Si è quindi scelto di lucrare sul breve periodo e con ben poca lungimiranza puntando su disponibilità immediata e abbondante di gas a basso costo, senza rendersi conto o senza preoccuparsi del fatto che ai vantaggi economici si sarebbero dovute sommare le inevitabili esposizioni di carattere politico.
Oggi l'Europa paga il prezzo di questa politica imprudente, ma tutto ciò al momento non sembra costituire per gli Stati Uniti un fattore capace di influenzare in qualche modo la loro strategia nel conflitto ucraino: anche a Washington si tende a lucrare sugli innegabili vantaggi economici immediati che la crisi comporta in termini di perdita di competitività del sistema economico europeo e di business per l'industria locale degli armamenti, ma la Casa Bianca dovrebbe rendersi conto che tirare troppo la corda potrebbe portare l'Europa a un progressivo deterioramento del legame di sudditanza politica nei confronti degli Stati Uniti.
Purtroppo in questo momento la politica statunitense si trova nel delicatissimo e lungo periodo di preparazione alle prossime elezioni presidenziali, in funzione esclusiva delle quali si giocano le strategie elettorali di democratici e repubblicani e, in questo contesto in cui l'elettore medio americano di entrambi i partiti parte sempre e comunque dal costante presupposto di "America first", sembra che l'Europa, soggetto che continua a dimostrarsi completamente irrilevante sul piano geopolitico, sia ancora una volta destinata a recitare la parte del vaso di coccio fra i vasi di ferro nonostante sia il suo stesso tessuto a essere straziato dalla guerra.
Intanto, mentre altri attori della politica internazionale come la Cina cercano di accreditarsi come mediatori, appare chiaro che per ora sia Zelenskij sia Putin ritengono che l'occasione di discutere una tregua potrà concretizzarsi solo dopo aver constatato sul campo di battaglia quali saranno i risultati del confronto che riprenderà fra qualche mese con l'arrivo di condizioni meteorologiche favorevoli alla ripresa della guerra di movimento su vasta scala.
Fino a quel momento, ogni appello alla pace cadrà nel vuoto e ogni eventuale manifestazione della volontà di negoziare da parte di una delle due parti verrà interpretata dall'altra parte solo come segno di debolezza e ne rafforzerà la determinazione a continuare a lasciare la parola alle armi.

lunedì 6 febbraio 2023

Il favoloso mondo del professor Orsini - parte prima

 


Nell'ultima delle sue frequenti apparizioni alla trasmissione Carta Bianca, il professor Alessandro Orsini, professore di sociologia del terrorismo internazionale e sedicente esperto di politica internazionale (che sarebbe un'altra cosa), ha avuto ancora una volta modo di esprimere il suo pensiero senza alcuna forma di contraddittorio da parte di figure realmente competenti sugli argomenti in questione, che in questo caso spaziano dagli obiettivi geopolitici perseguiti delle parti in campo alla descrizione del quadro strategico della campagna militare attualmente in corso in Ucraina.
L'altro invitato al dibattito in qualità di interlocutore era infatti il noto giornalista Pietro Senaldi, direttore del quotidiano generalista Libero, il quale, non avendo maturato alcuna specifica esperienza professionale né nello studio della geopolitica né in quello della strategia militare, non era in grado di ribattere con la necessaria cognizione di causa alle affermazioni del professor Orsini.
Questa, nel mondo del giornalismo (scusate il termine) televisivo, è spesso la tipica situazione creata ad arte quando si vuole strumentalmente privilegiare l'efficacia della diffusione del messaggio di una determinata parte rispetto ad un'altra.
Non possiamo certamente sapere se nel caso di specie l'intento della redazione fosse questo oppure no, così come non possiamo sapere se sia lo stesso professor Orsini a condizionare sistematicamente la sua presenza all'assenza di interlocutori specificamente qualificati per sbugiardarlo, come potrebbero essere per esempio un professore di diritto internazionale oppure uno specialista militare di analisi operativa, ma dalla visione integrale del suo intervento possiamo sicuramente osservare che molte delle sue considerazioni tutto sono tranne che attendibili, il che conferma ancora una volta, se proprio ce ne fosse bisogno, che i talk-show televisivi, nonostante siano definite spesso come trasmissioni di "approfondimento", per la loro stessa intrinseca natura di strumento mediatico caratterizzato da una ineliminabile e forzata compressione dei tempi del dibattito, si prestano particolarmente alle facili generalizzazioni e alla commistione di verità e falsità dei messaggi proposti spinta a livelli tali da rendere estremamente problematica tale distinzione.
Per rimediare a tale squilibrio dialettico prenderemo virtualmente "in prestito" la figura del Col. in congedo Orio Giorgio Stirpe, divulgatore ed egli stesso specialista di lungo corso nel campo dell'analisi operativa, poiché l'attenta consultazione delle sue preziose e puntuali informazioni dell'andamento della guerra in Ucraina rese di dominio pubblico sulla sua pagina Facebook è stata determinante per maturare le considerazioni qui a seguire.

Cominciamo quindi il debunking, partendo peraltro da uno strafalcione introduttivo della conduttrice.

MINUTO 1:01: Bianca Berlinguer afferma che "è da lì  [cioè dall'arrivo dei carri armati russi a Kiev] che è cominciata la guerra il 24 febbraio".
ERRORE
: la guerra è iniziata il 24 febbraio 2022, ma quella è solo la data in cui i carri armati russi hanno varcato il confine ucraino, e non la data in cui sono giunti a Kiev (o meglio, ai suoi dintorni, poiché al centro abitato non sono mai riusciti ad arrivare essendosi dovuti ritirare in fretta e furia ben prima, a causa delle devastanti perdite subite ad opera della reazione ucraina).

MINUTO 3:08: Orsini afferma che "le cose per gli ucraini in Donbass stanno andando in maniera disastrosa" e che "la grande stampa deve nascondere il fallimento della strategia americana in questo momento".
ERRORE:
 la guerra in Ucraina, iniziata con l'invasione russa del 24 febbraio 2022, dopo un iniziale impatto che agli osservatori è parso favorevole agli invasori, nel giro di poche settimane si è tramutata in un vero e proprio tracollo di questi ultimi, che a causa della dissennata iniziale condotta delle operazioni e della imprevista efficacia della reazione militare ucraina hanno dovuto ritirarsi dalla maggior parte delle zone inizialmente occupate subendo gravissime perdite in uomini e mezzi. Se così non fosse, del resto, non si spiegherebbe per quale motivo a oggi, quasi un anno dopo l'inizio delle ostilità, nessuno degli obiettivi russi inizialmente dichiarati all'inizio della cosiddetta "operazione militare speciale" sia ancora stato raggiunto.
Con buona pace del professor Orsini e della "fallimentare strategia americana", l'unica cosa "speciale" che abbiamo potuto finora apprezzare sono le pesantissime perdite russe, particolarmente gravi per quanto riguarda i mezzi perduti ma addirittura irreparabili in termini di personale qualificato mandato a morire sul campo, materiale umano la cui esperienza professionale non potrà essere sostituita da riservisti o nuovi reclutati.

MINUTO 3:39: Orsini sottolinea ancora la "disastrosa situazione ucraina" osservando che "il problema in Italia è nascondere che i russi sono addirittura entrati dentro Bakhmut e detengono un quartiere residenziale" .
ERRORE: come già accennato al punto precedente, la situazione per gli ucraini non è affatto disastrosa, essendo riusciti non solo a fermare l'invasione iniziale ma anche a riconquistare la maggior parte del territorio perso, e non lo rimarrà fino a quando nei loro confronti continuerà a permanere il supporto occidentale.
Per quanto riguarda Bakhmut, è appena il caso di sottolineare che al momento non è ancora caduta, che basta guardare una cartina per rendersi conto che in ogni caso la sua ipotetica conquista da parte russa non porterebbe ad alcun significativo vantaggio strategico, che l'insistenza con cui ormai da mesi viene presa d'assalto è dovuta esclusivamente alle direttive di Putin che ha la necessità di presentare all'opinione pubblica interna una qualsiasi vittoria a puro scopo propagandistico (molto similmente a quanto avvenne a Marsa Matrouh da parte italiana nella seconda guerra mondiale: un piccolo e insignificante borgo sbandierato dalla propaganda del regime fascista come una memorabile conquista) e che la tenacia con cui viene difesa dagli ucraini è dovuta esclusivamente al fatto che i reiterati attacchi russi stanno costando un pesante tributo di sangue fra le loro fila, mentre fra i difensori le perdite sono molto inferiori.
In altre parole, questa è da parte ucraina una tattica che in gergo militare viene definita di "fissaggio" e che, al prezzo di perdite limitate, ha lo scopo di tenere concentrate in un determinato punto del fronte una rilevante quantità di forze nemiche e causarne pesanti perdite in un confronto che peraltro si svolge nel luogo più terribile in cui operare, ovvero in area urbana, dove tutti i vantaggi tattici sono dalla parte di chi si difende e che del posto conosce ogni centimetro quadrato. Stalingrado docet, con buona pace del professor Orsini.

MINUTO 3:58: Orsini afferma che "la ragione per cui Zelenskij chiede così insistentemente le armi è perché, a causa della mobilitazione parziale decisa da Putin il 21 settembre 2022, la Russia ha schiacciato l'Ucraina sulla difensiva".
ERRORE:
la guerra in Ucraina ha visto gli ucraini sulla difensiva solo nella fase iniziale, a cui è seguita una lunga fase di efficace contrattacco ucraino di fronte al quale i russi se la sono dovuta dare a rotta di collo dovendo abbandonare persino un capoluogo di Oblast come Kherson, e che al momento vede i due schieramenti sostanzialmente fermi su un fronte la cui staticità è dovuta non certamente alle vicende belliche ma semplicemente alla cattiva stagione che non consente a nessuno dei contendenti la mobilità logistica necessaria per poter attaccare l'avversario.
Per quanto riguarda la mobilitazione ordinata da Putin, essa stessa è la prova più evidente che è la Russia ad essere in difficoltà a causa delle perdite subite e dell'andamento insoddisfacente della guerra, perché in caso contrario la pratica ucraina sarebbe già stata risolta con i 200.000 uomini inizialmente assegnati e non ci sarebbe stato bisogno di mobilitare alcunché. Con buona pace del professor Orsini.

MINUTO 4:09: Orsini critica l'atteggiamento "propagandistico" della stampa italiana osservando che "noi, per manipolare l'opinione pubblica, diciamo di non guardare a quello che sta accadendo a Vuhledar, a Soledar, a Bakhmut".
ERRORE:
quello che sta accadendo nelle tre località citate è sostanzialmente irrilevante dal punto di vista strategico e in effetti per i media non ci sarebbe alcuna ragione di occuparsene. Al contrario, la stampa se ne sta occupando costantemente, ma solo perché è al momento l'unico punto del teatro in cui si verificano combattimenti di una certa intensità.

MINUTO 8:16: riguardo l'ipotesi di una ipotetica sconfitta militare russa sul teatro ucraino, Orsini paventa come conseguenza "quasi certa" la guerra nucleare perché "Putin utilizzerebbe l'arma nucleare tattica, e questo lo sanno anche gli Stati Uniti tant'è vero che Biden ha rifiutato di fornire i caccia F-16 all'Ucraina".
ERRORE:
lo spauracchio nucleare ha una sua valenza solo a scopo deterrente, e questo è Putin a saperlo benissimo. In altre parole, se i russi decidessero di usare uno o più ordigni nucleari tattici sul teatro ucraino, essi sanno già che la reazione della NATO ci sarebbe e sarebbe "automatica, immediata e proporzionale".
Automatica, poiché non vi sarebbe bisogno di ulteriori consultazioni a livello politico riguardanti l'opportunità di far scendere direttamente in campo la NATO. Tale decisione è stata già presa.
Immediata, perché anche le modalità della reazione sono già state definite e non ci sarebbe bisogno di ulteriori consultazioni per metterle a punto. Anche qui, è già stato tutto deciso e predisposto.
Proporzionale, perché ogni reazione compenserebbe esattamente il danno subito senza innalzare ancora di più il livello dello scontro: se venisse colpito un deposito di munizioni, si colpirebbe un deposito di munizioni, se venisse colpito un concentramento di truppe si colpirebbe un concentramento di truppe, e così via. Peraltro, non è nemmeno detto che la reazione a un attacco nucleare russo sarebbe anch'essa di tipo nucleare: la NATO ha la possibilità di effettuare ritorsioni di valenza identica a un attacco nucleare utilizzando armi convenzionali, il che per la Federazione Russa sarebbe anche peggio perché la metterebbe all'indice in perfetto isolamento da parte della comunità internazionale.
Comunità internazionale che peraltro non potrebbe non reagire in maniera molto dura a una eventuale escalation nucleare da parte russa, mettendola in un totale isolamento diplomatico e provocando la fine definitiva del supporto più o meno esplicito che finora la Russia ha ricevuto da parte di nazioni come per esempio la Cina.
Alla fine, per Putin il gioco non varrebbe la candela: il prezzo da pagare sarebbe troppo alto, con buona pace del professor Orsini.

MINUTO 9:33: Orsini prevede che "Bakhmut probabilmente si accinge a cadere e questa di per sé è una tragica notizia tant'è vero che gli ucraini sono messi talmente male che gli stessi americani stanno suggerendo a Zelenskij di abbandonare Bakhmut, dove peraltro è rimasta una sola via di fuga, quindi una situazione gravissima, per risparmiare soldati da usare su altri fronti".
ERRORE: sono mesi che "Bakhmut si accinge a cadere", con buona pace del professor Orsini. Non è detto che non cada, ma se e quando al momento non è dato sapere, e in ogni caso, se gli ucraini sono messi male, i russi sono messi anche peggio visto che vi ci cozzano da mesi senza riuscire a conquistarla.

MINUTO 10:11: Orsini sentenzia che "in qualche modo oggi Biden ha condannato a morte gli ucraini"  rifiutando la fornitura dei caccia F-16.
ERRORE: Biden non ha chiuso definitivamente la porta a una eventuale futura fornitura di caccia F-16, ha semplicemente affermato che al momento tale fornitura non è prevista. E in ogni caso, gli F-16 possono arrivare da tante altre nazioni nelle quali ve ne è un'ampia disponibilità, esattamente come i carri armati Leopard 1 e 2.
Inoltre è anche necessario tener conto del fatto che la fornitura di moderni aerei da caccia non è una decisione che si prende dall'oggi al domani ma è necessariamente frutto di una accurata pianificazione di lungo periodo che prevede la necessità di addestrare piloti e specialisti. In considerazione di questo presupposto e anche del fatto che centinaia di piloti ucraini sembrano essere misteriosamente spariti ormai da tempo, forse il professor Orsini farebbe bene a chiedersi dove mai tutta questa gente sia andata a finire...

MINUTO 10:20: Orsini afferma che "il capo di stato maggiore ucraino ha chiesto 300 o più carri armati ma noi gliene daremo tra 80 e 130, non gli diamo l'aviazione e non gli diamo l'artiglieria di cui hanno bisogno".
ERRORE: i carri Leopard 1 e 2, insieme ad altri carri di derivazione sovietica provenienti da diverse nazioni che hanno deciso di supportare l'Ucraina, sono disponibili in quantità ampiamente sufficienti a soddisfare le richieste ucraine. Si tratta di una decisione esclusivamente politica. E per quanto riguarda le artiglierie semoventi il professor Orsini è poco informato, visto che in Ucraina ne stanno arrivando in continuazione sin dall'inizio dell'invasione.

MINUTO 12:28: Orsini dichiara che "la NATO ha messo per iscritto e continua a mettere per iscritto che l'Ucraina entrerà nell'Alleanza Atlantica".
ERRORE: che l'ingresso dell'Ucraina nella NATO sia stato messo per iscritto è vero (ma ne parliamo al punto successivo). Che la NATO continui anche oggi ad affermare che l'Ucraina, (che al momento è in guerra) entrerà nella NATO è del tutto falso.

MINUTO 13:27: Orsini dichiara che "il 14 giugno 2021 la NATO si è riunita a Bruxelles, ha pubblicato un documento di 79 articoli e all'articolo 69 è scritto che l'Ucraina entrerà nella NATO".
ERRORE: l'ingresso dell'Ucraina a cui si fa riferimento nel documento citato dal professor Orsini non è affatto una novità essendo stato deciso già nel 2008 e non è in ogni caso automatico ma all'art. 69 è specificamente soggetto al verificarsi di precise condizioni:

69. Ribadiamo la decisione presa al vertice di Bucarest del 2008 che l'Ucraina diventerà un membro dell'Alleanza con il Piano d'azione per l'adesione (MAP) come parte integrante del processo; riaffermiamo tutti gli elementi di tale decisione, così come le decisioni successive, incluso il fatto che ciascun partner sarà giudicato in base ai propri meriti. Rimaniamo fermi nel nostro sostegno al diritto dell'Ucraina di decidere il proprio futuro e il corso della politica estera senza interferenze esterne. I programmi nazionali annuali nell'ambito della Commissione NATO-Ucraina (NUC) rimangono il meccanismo attraverso il quale l'Ucraina porta avanti le riforme relative alla sua aspirazione all'adesione alla NATOL'Ucraina dovrebbe fare pieno uso di tutti gli strumenti disponibili nell'ambito del NUC per raggiungere il suo obiettivo di attuare i principi e gli standard della NATO. Il successo di soluzioni di ampio respiro, sostenibili, e riforme irreversibili, tra cui la lotta alla corruzione, la promozione di un processo politico inclusivo e la riforma del decentramento, basate sui valori democratici, sul rispetto dei diritti umani, delle minoranze e dello stato di diritto, saranno fondamentali per gettare le basi per un'Ucraina prospera e pacifica. Ulteriori riforme nel settore della sicurezza, compresa la riforma dei servizi di sicurezza dell'Ucraina, sono particolarmente importanti. Accogliamo con favore le riforme significative già realizzate dall'Ucraina e incoraggiamo vivamente ulteriori progressi in linea con gli obblighi e gli impegni internazionali dell'Ucraina. Continueremo a fornire sostegno pratico alla riforma nel settore della sicurezza e della difesa, anche attraverso il pacchetto di assistenza globale. Continueremo inoltre a sostenere gli sforzi dell'Ucraina per rafforzare la sua resilienza contro le minacce ibride, anche intensificando le attività nell'ambito della piattaforma NATO-Ucraina per contrastare la guerra ibrida. Accogliamo con favore la cooperazione tra la NATO e l'Ucraina per quanto riguarda la sicurezza nella regione del Mar Nero. Lo status di Enhanced Opportunities Partner concesso lo scorso anno fornisce ulteriore slancio alla nostra già ambiziosa cooperazione e promuoverà una maggiore interoperabilità, con la possibilità di più esercitazioni congiunte, formazione e una maggiore consapevolezza della situazione. Cooperazione militare e iniziative di rafforzamento delle capacità tra alleati e Ucraina, Lo status di Enhanced Opportunities Partner concesso lo scorso anno fornisce ulteriore slancio alla nostra già ambiziosa cooperazione e promuoverà una maggiore interoperabilità, con la possibilità di più esercitazioni congiunte, formazione e una maggiore consapevolezza della situazione. Cooperazione militare e iniziative di rafforzamento delle capacità tra alleati e Ucraina, Lo status di Enhanced Opportunities Partner concesso lo scorso anno fornisce ulteriore slancio alla nostra già ambiziosa cooperazione e promuoverà una maggiore interoperabilità, con la possibilità di più esercitazioni congiunte, formazione e una maggiore consapevolezza della situazione. Cooperazione militare e iniziative di rafforzamento delle capacità tra alleati e Ucraina, compresa la brigata lituano-polacco-ucraina, rafforzare ulteriormente questo sforzo. Apprezziamo molto i significativi contributi dell'Ucraina alle operazioni alleate, alla Forza di risposta della NATO e alle esercitazioni della NATO.

MINUTO 14:13: Orsini afferma che "Se la NATO si impegna ufficialmente mettendo per iscritto che l'Ucraina non entrerà mai nella NATO, un minuto dopo la guerra in Ucraina si ferma e si discute".
Questa chiosa finale non è da considerarsi un vero e proprio errore, essendo una semplice opinione personale costituita da una previsione che potrebbe verificarsi oppure no. Tuttavia, non possiamo non notare che tale eventualità corrisponderebbe esattamente a uno dei fondamentali obiettivi strategici dichiarati dalla Russia e perseguiti attraverso l'invasione manu militari dell'Ucraina con l'intento di sostituirne il governo con un fantoccio eterodiretto dal Cremlino come in Bielorussia.

Resta quindi un mistero la ragione per cui l'Ucraina dovrebbe accettare questo destino imposto con la forza invece di scegliere liberamente se aderire oppure no alla NATO.
Ai posteri (non del professor Orsini, speriamo) l'ardua sentenza.

martedì 24 gennaio 2023

Di Battista e la propaganda inconsapevole.


A volte una utopia si piega alle esigenze del pragmatismo.
Molto spesso invece no.
Questo è appunto il caso di Alessandro Di Battista, esponente duro e puro del pacifismo utopico nel solco della visione idealistica dei rapporti umani, sociali e politici propugnata del compianto Gino Strada.

In QUESTO VIDEO Di Battista esprime una posizione fortemente critica sulla politica adottata dall'Occidente nel suo complesso - essenzialmente NATO e UE - nei confronti della guerra scatenata dalla Federazione Russa in Ucraina. Come sappiamo, all'atto dell'invasione, gli Stati Uniti in primis e molti altri Paesi europei ma non solo europei hanno immediatamente iniziato a fornire all'Ucraina assistenza politica, finanziaria, umanitaria e anche specificamente militare, mettendo prima di tutto a disposizione delle forze armate di Kiev la sofisticatissima rete NATO di intelligence composta da satelliti di sorveglianza nonché aerei e droni per il monitoraggio a distanza dei movimenti dell'invasore russo e per l'intercettazione delle sue comunicazioni. Questo ha permesso alle forze armate ucraine di avere un quadro via via sempre più preciso della situazione tattica sia sul teatro operativo sia nelle retrovie russe sino a giungere a una condizione di situation awareness strategica costantemente aggiornata in tempo quasi reale, fattore che ha costituito un notevole vantaggio rispetto ai russi, i quali per loro sfortuna non dispongono di risorse tecnologiche altrettanto efficaci e avanzate.
Ma l'appoggio militare occidentale non si è limitato solo all'intelligence, riversando in Ucraina un enorme e continuo flusso di materiale bellico e consentendo in tal modo alle forze armate di Kiev di frenare prima, arrestare successivamente e infine respingere la penetrazione delle colonne militari russe sino a contrattaccare riguadagnando molti dei territori che inizialmente erano stati perduti.
In questo momento, dopo quasi un anno di feroci combattimenti, la guerra si trova in una situazione di stallo in cui i due contendenti si fronteggiano lungo un fronte sostanzialmente statico poiché nessuno dei due possiede le risorse umane e materiali necessarie per sfondare le difese nemiche e attaccare in profondità nel territorio controllato dall'avversario.

Dopo questa breve ma necessaria premessa, passiamo ora al campo della politica e della diplomazia. La posizione di Di Battista in tal senso è sempre stata univoca nel richiedere l'avvio di trattative di pace che possano portare a un compromesso condiviso e accettabile per entrambe le parti ponendo finalmente termine al conflitto.
Questo è ciò che in teoria ci augureremmo tutti, ma Di Battista sostiene che, per motivi di interessi economici interni e di convenienza geostrategica, da parte degli Stati Uniti non vi sia alcuna volontà di far cessare il confronto militare e di conseguenza anche gli alleati europei si siano sempre accodati più o meno supinamente a tale posizione bellicista.

Questa posizione potrebbe anche avere un senso, ma solo a condizione che la strada negoziale sia realmente percorribile e che quindi non imboccarla corrisponda a una precisa scelta politica invece che a una necessità imposta obtorto collo da una situazione che al momento non la rende ancora oggettivamente praticabile.
Intendiamoci, nessuno può negare che gli Stati Uniti stiano godendo di innegabili vantaggi economici sia per quanto riguarda le commesse militari a favore della loro industria bellica sia per le opportunità speculative fornite oro dalla crisi energetica delle economie europee che hanno sofferto e soffrono tuttora della forte riduzione o della cessazione delle forniture di gas e idrocarburi di origine russa e che sono quindi state costrette a rivolgersi ad altri mercati.
Dobbiamo quindi chiederci se questo stato di cose è la vera causa della guerra, come sostengono alcuni, o se ne è solo un effetto collaterale, come ritengono altri. La risposta è oggettivamente semplice: la guerra è scoppiata per decisione del Cremlino e non della Casa Bianca. Sono stati i carri armati russi a varcare il confine ucraino, e non il contrario. Quindi, se è vero come è vero che gli Stati Uniti stanno traendo indubbi profitti da questa situazione, ciò sta avvenendo per la semplice ragione che essi, godendo dei vantaggi derivanti dalla loro potenza militare e dalla loro sostanziale indipendenza energetica, possono investire enormi capitali per inviare armamenti in Ucraina e non sono soggetti alle conseguenze di breve e lungo periodo della redistribuzione dei flussi energetici, contrariamente alla quasi totalità delle nazioni europee che strutturalmente non si sono dimostrate altrettanto attrezzate per affrontare questo tipo di eventi.

Ma torniamo alla questione della praticabilità della via diplomatica. Il presupposto essenziale per imbastire una trattativa tra due contendenti è che entrambi siano disposti a sedersi intorno a un tavolo.
Al momento questa disponibilità non esiste né da parte russa né da parte ucraina, poiché a torto o a ragione (non è questo il punto) entrambi ritengono di poter risolvere il conflitto a proprio favore con le armi.
Kiev continua a contare sul supporto occidentale e a credere fermamente che tale supporto continuerà immutato anche in futuro, ritenendo nel contempo che gli effetti delle sanzioni occidentali, che stanno già cominciando a manifestare i loro effetti sulle capacità produttive dell'industria bellica russa, nel lungo periodo metteranno in ginocchio tutta l'economia russa e la priveranno definitivamente delle risorse necessarie per continuare il conflitto.
Mosca ritiene invece che nel lungo periodo la sproporzione di risorse demografiche fra Russia e Ucraina e le perdite umane in combattimento renderanno materialmente impossibile per gli ucraini continuare a sostituire ogni caduto in un rapporto di 1:1; al Cremlino si punta anche sul fatto che le ripercussioni economiche sull'Europa delle sanzioni occidentali indeboliranno progressivamente anche il consenso politico della base elettorale dei governi europei e provocheranno la rottura fra l'Europa stessa e gli Stati Uniti ridimensionando in modo determinante il supporto militare e politico occidentale a Kiev.

Con questi presupposti appare evidente che l'Occidente, se anche volesse cessare di supportare l'Ucraina mettendola quindi in condizione di non poter più sostenere il confronto militare con la Russia e costringendola quindi ad accettare la via negoziale, non potrebbe comunque esercitare una simile pressione politica sulla Russia, la quale ovviamente non troverebbe alcuna convenienza nello scegliere l'opzione diplomatica proprio nel momento in cui si trovasse in una situazione di vantaggio strategico tale da poter raggiungere tutti i suoi obiettivi cogliendo una facile vittoria militare sul campo.

Ma anche se per assurdo a Mosca, pur trovandosi in posizione di forza, si dichiarassero disposti a intavolare trattative diplomatiche con gli ucraini ormai rassegnati, in tal caso non si tratterebbe di stabilire una road map per trovare un accordo tutto sommato soddisfacente per entrambe le parti ma si arriverebbe a nient'altro che a una resa senza condizioni di Kiev.

Forse Alessandro di Battista dovrebbe ripassare la storia italiana relativa ai mesi precedenti l'armistizio dell'8 settembre 1943. Sarebbe per lui istruttivo rendersi conto che quella fu nient'altro che una resa senza condizioni.

Naturalmente, tutto si può fare. Basta dirlo. E magari rendersi conto che sostenere aprioristicamente la tesi che l'Ucraina non può vincere, che la Russia non può essere sconfitta e che aumenta sempre più il rischio dell'escalation nucleare è esattamente il messaggio propagandistico che il Cremlino vuol far passare nei confronti dell'opinione pubblica occidentale per eroderne il consenso verso i propri governi.

Si chiama "propaganda inconsapevole", ovviamente sino a prova contraria.

lunedì 8 agosto 2022

Chiù pilu pi ttutti - terza puntata

Come ci fa sapere l'agenzia ANSA in questo articolo, la macchina propagandistica della coalizione di centrodestra si è già settata in modalità "campagna elettorale ON" e funziona a pieno regime secondo lo schema già abbondantemente collaudato nei passati decenni e costituito, repetita iuvant, sempre dagli stessi slogan triti e ritriti.

Fra questi, un sempiterno cavallo di battaglia del centrodestra è la cosiddetta "riduzione delle tasse":


argomento che evidentemente viene reputato sempre attuale dagli strateghi della propaganda berlusconiana, visto che in campagna elettorale viene invariabilmente riproposto sin dal 1993 salvo poi rimetterlo immediatamente nel dimenticatoio subito dopo l'inaugurazione di ogni nuova legislatura essendo una promessa del tutto irrealizzabile per l'impossibilità di reperire le necessarie poste di bilancio senza aumentare il debito pubblico, fattispecie vietata stante l'obbligo costituzionale del pareggio di bilancio approvato a ranghi compatti sia dal centrodestra che dal centrosinistra subito dopo la caduta del governo Berlusconi IV.
fonte: https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/pareggio-di-bilancio-in-costituzione-ddl-n-4205-4205-abb-a-voto-finale/37608

Di conseguenza, ogni riduzione del gettito fiscale complessivo (flat tax compresa, ovviamente) andrebbe finanziata con corrispondenti tagli di spesa in altre poste di bilancio per non incorrere nella scure della Corte dei Conti. Eppure il centrodestra si guarda sempre bene dallo spiegarci dove andrebbe a tagliare la spesa per riformare la fiscalità.

Sanità? Molto difficile, essendo questo settore un coacervo di clientele tramite le quali la politica mantiene i rapporti con il mondo delle imprese che gravitano intorno a questo lucrosissimo business.

Pensioni? Già fatto con la legge Fornero, votata anch'essa dal centrodestra compatto.

Scuola? Già fatto con gli 8 miliardi di tagli fatti dalla Gelmini (quella del "tunnel dei neutrini", per capirci) quando era ministro dell'Istruzione.

Difesa? Anche questo è molto difficile, essendo intorno a questa succosa torta troppi interessi industriali in gioco e troppe clientele a cui la politica è da sempre legata.

Morale della favola... 😉




sabato 6 agosto 2022

Tressette a perdere

L'AMMUCCHIATA.
Era un segreto di Pulcinella ma da oggi, con l'accordo raggiunto fra Letta, Fratoianni e Bonelli, ogni residuo dubbio si dissolve.

La coalizione fra Partito Democratico, Azione, Più Europa, Impegno Civico, Sinistra Italiana e Verdi presenta agli italiani una proposta politica che vuole costituire a tutti gli effetti una sorta di linea del Piave da opporre al centrodestra per limitare i danni nei confronti della travolgente avanzata del trio lescano Berlusconi-Meloni-Salvini nei sondaggi elettorali. E non si tratta di valutazioni soggettive e arbitrarie: come ci conferma la testata Open Online, LO HANNO DETTO CHIARO E TONDO proprio i sedicenti leaders di questa scombinata coalizione, che si annuncia come un accordo meramente elettorale e senza alcuna pretesa di visione politica comune, finalizzato esclusivamente a erodere qualche seggio al centrodestra e a cercare di impedire che dopo le prossime elezioni si costituisca in Parlamento una maggioranza qualificata di due terzi che consenta a Salvini, Meloni e Berlusconi una libertà di azione praticamente incondizionata in tema sia di legiferazione ordinaria che di modifica della Costituzione.

I CONTENUTI? ZERO.
Per dirla con il linguaggio d'Oltralpe, à la guerre comme à la guerre. Inutile cercare programmi, strategie, obiettivi di lungo periodo. Enrico Letta & friends sanno benissimo che a questo giro non toccheranno palla, quindi per loro non è nemmeno il caso di presentare il solito stucchevole e ben noto libro dei sogni utile in passato solo per carpire la buona fede dell'elettorato salvo poi stracciarlo un secondo dopo l'ufficializzazione del responso delle urne. No, per difendere il Piave basta e avanza la cosiddetta "agenda Draghi", surreale e qualunquistico feticcio che non vuol dire assolutamente nulla e che non ha nemmeno il pregio di essere condiviso fra tutti i componenti dell'allegra brigata.

LA VOGLIA DI PERDERE
L'attuale legge elettorale, il famigerato Rosatellum, venne creata con il preciso obiettivo di impedire all'onda dilagante del Movimento 5 Stelle di acquisire la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e ribaltare il tavolo della vecchia politica autoreferenziale e parassitaria. Oggi, la stessa legge elettorale che nel 2018 riuscì a impedire al M5S di conquistare quel 40% di seggi necessari per governare da solo, conferisce inaspettatamente al centrodestra l'opportunità di far saltare il banco e andare a governare con una maggioranza se non assoluta almeno abbastanza solida.
Ebbene, nonostante i messaggi ipocritamente allarmati lanciati al proprio elettorato di riferimento e agli indecisi, il cartello elettorale messo in piedi dal Partito Democratico non ha la benché minima intenzione di contrastare seriamente la cavalcata trionfale del centrodestra. Ciò è dimostrato con evidenza dal fatto che Enrico Letta ha immediatamente e categoricamente escluso l'ipotesi di una qualsiasi forma di trattativa con il M5S rinunciando a priori al non disprezzabile tesoretto di consenso popolare di cui gode ancora il M5S di Giuseppe Conte e imbarcando invece con la massima disinvoltura tutto e il contrario di tutto, da Calenda a Fratoianni, da Brunetta a Bonelli. Se con i voti del M5S qualche teorica possibilità di contrastare il centrodestra esisterebbe, senza di loro la sconfitta è matematicamente certa.  Per un leader di partito che si presenta alle urne chiedendo agli alleati "senso di responsabilità" e paventando la necessità di impedire a tutti i costi l'invasione del Parlamento da parte dei "nuovi barbari" (nuovi per modo di dire, visto che sono sempre gli stessi da decenni), si tratta di una tattica oggettivamente suicida, autolesionista e del tutto immotivata poiché se nella stessa alleanza possono coesistere Gelmini e Cirinnà non si vede perché escludere Conte con cui peraltro si è condiviso un difficile percorso di governo durante le fasi più tragiche della pandemia.

ANDATE AVANTI VOI... CHE A NOI CI SCAPPA DA RIDERE
Non si deve commettere l'errore di pensare che Enrico Letta sia impazzito tutto d'un colpo. La verità è molto semplice e sta tutta nella previsione di un autunno drammatico che, complice la crisi energetica e il disastroso connubio di inflazione e stagnazione, metterà a durissima prova la tenuta complessiva del tessuto sociale e produttivo della nazione. Di fronte a questa emergenza la politica non sarà in grado di opporre un argine e una visione d'insieme efficace e plausibile, e questo comporterà inevitabilmente che a farne le spese di fronte all'indignazione popolare saranno soprattutto coloro che nel momento di picco della tensione sociale si troveranno al timone del vapore.
Quindi l'intenzione del cartello elettorale guidato dal Partito Democratico, i cui maggiorenti hanno già fiutato l'aria che tira, è semplicemente di lasciare il cerino in mano al centrodestra cogliendo nel contempo l'occasione per soffiare sul fuoco del malcontento generalizzato e contando sul fatto che in breve l'emergenza politica diventerà talmente grave da rendere "necessario" l'intervento di un altro governo di "solidarietà nazionale" che verrà affidato al solito banchiere di turno: dopo Dini, Monti e Draghi... avanti il prossimo, un nome vale l'altro. In questo ginepraio il Partito Democratico, che di simili tattiche di retroguardia è maestro indiscusso, potrà presentarsi ancora una volta come salvatore di ciò che resta delle macerie della nazione, coadiuvato entusiasticamente dalla grande stampa "libera, imparziale e indipendente" che ci spiegherà quanto sia dolce e patriottico dare il proprio oro e il proprio sangue per la Patria e per il Partito.
E nel frattempo, cosa ne sarà degli italiani? La risposta è stata già data molto tempo fa.



lunedì 1 agosto 2022

Tutti insieme appassionatamente. E la volontà popolare? che si fotta...

Come molti ricorderanno, il 12 giugno 2011 gli italiani furono chiamati a esprimersi su una serie di quesiti referendari, uno dei quali riguardava la questione della privatizzazione dei servizi idrici locali. La risposta dei cittadini in questo caso fu plebiscitaria: l'acqua pubblica non si tocca.



Nonostante questo, il 26 luglio 2022 la Camera dei deputati 
ha spazzato via la volontà popolare approvando a larghissima maggioranza il cosiddetto "ddl Concorrenza" all'interno del quale, all'articolo 8, come denuncia Michele Sodano, deputato ex M5S ora al Gruppo misto si lascia campo completamente libero alla privatizzazione selvaggia delle risorse idriche nazionali obbligando gli Enti Locali a giustificare ex ante la eventuale scelta di mantenere il controllo di gestione delle reti di distribuzione idriche ma lasciando loro piena libertà di affidarle a concessionari privati in regime di libero mercato.

Hanno espresso voto contrario solo il gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia e alcuni deputati del Gruppo misto. Anche il gruppo M5S di Giuseppe Conte ha espresso voto favorevole, come del resto aveva già fatto nelle precedenti fasi di definizione del ddl Concorrenza.

Ora il testo dovrà tornare al Senato per ratificare una modifica in merito alle norme riguardanti i tassisti e le concessioni balneari, dopo di che la volontà popolare potrà essere definitivamente cestinata nel cassonetto dell'indifferenziata di questa strana forma di democrazia rappresentativa dove in Parlamento sembrano essere rappresentati tutti gli interessi tranne quelli del popolo.

Fukushima e bufale nucleari - il meraviglioso mondo radioattivo di Giampaolo Visetti e Massimo Gramellini

  In questo screenshot, che a puro titolo di supporto alla discussione riproduce una parte di  questo articolo del quotidiano Repubblica  us...